La Storia dell'Arte come impegno civile per il territorio. In ricordo di Sergio Ortese (1971-2019)

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Descrizione breve

formato cm 17x24, pp. 200, ill. a colori

Al di là delle parole che una morte prematura come è stata quella di Sergio può ispirare, parole che non sono mai sufficienti e rischiano di suonare di circostanza, resta l’‘eredità d’affetti’ che ogni persona buona e giusta come lui lascia dietro di sé. Nel suo caso rimangono anche i suoi scritti, frutto delle sue ricerche, che purtroppo non gli hanno valso i riconoscimenti di carriera che pure avrebbe meritato, nonostante abbiano modificato il panorama delle conoscenze sugli argomenti che aveva scelto di studiare.
Le scelte di Sergio Ortese avevano privilegiato un campo difficile e lacunoso, quello della pittura gotica e tardogotica nel Salento, sulla quale pesavano numerosi pregiudizi, la considerazione di eco ritardataria, provinciale; e soprattutto fenomeno circoscritto sostanzialmente ad un singolo monumento, Santa Caterina a Galatina e poco più. Il merito storico (e quanto appare strano questo aggettivo per un giovane) di Sergio è stato quello di dare un contesto a ciò che non lo aveva, o lo aveva solo in minima parte. La pittura tre-quattrocentesca di Terra d’Otranto grazie ai suoi studi non è più una serie di frammenti, ma un fenomeno di cui si può seguire lo sviluppo, con l’intreccio delle sue componenti, orientali ed occidentali, adriatiche o campane, in un quadro storico attendibile.
Rimarrà punto di riferimento per gli studi la collana da lui diretta, De là dal mar, dove i diversi capitoli che testimoniano della storia della pittura salentina bassomedioevale, da Ortelle a Nociglia, a Sannicola, Botrugno, Copertino, Miggiano, Muro Leccese, si connettono in una storia (e non uso qui volutamente la parola ‘racconto’, più accostante forse ma riduttiva) che trova la sintesi più completa nel bellissimo volume sulla Pittura tardogotica nel Salento, edito da Congedo nel 2014. Un libro importante, nel quale emerge non solo il rigore professionale dell’autore, ma una sensibilità e un’etica che definirei rare. Il capitolo più importante del libro, quello sugli affreschi di Galatina, Sergio lo riservò a colei che a quel ciclo così importante aveva dedicato studi approfonditi, Antonella Cucciniello. Senza timore che qualcuno gli rubasse la scena, affidò la parte di maggiore peso e prestigio dell’opera alla persona che riteneva potesse realizzarla al meglio.
La ricerca non era per lui uno strumento per affermare soltanto la propria autorità ma per conseguire la conoscenza, individuando di volta in volta la strada migliore. Metodologicamente, i suoi studi non conoscono preclusioni, seguendo sempre le piste più promettenti, sia che queste partano da archivi e biblioteche, sia che si servano della filologia delle forme, o dell’iconografia, avvalendosi di ottimi supporti fotografici, di rilievi e di mappe che ricostruiscono i palinsesti figurativi, mentre i documenti risalgono alla committenza e alla cronologia.
A Sergio Ortese, come ad altri giovani di talento, non è toccato di vivere in un’epoca né in un contesto prodighi di occasioni: tutti noi sappiamo quanta fatica, pazienza, quante rinunce siano necessarie per fare gli storici dell’arte, quanto sia difficile campare con la storia dell’arte. Un altro insegnamento, l’esempio che ci viene da lui è la capacità di creare il lavoro, di fare e non attendere, di impegnarsi e non lamentarsi. Un autentico spirito imprenditoriale, nel senso migliore del termine, gli permetteva di trasformarsi da chi chiedeva lavoro a chi riusciva a darlo, pur tra mille difficoltà.

Saggi
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Ritorno a Toma: La pioggia di Cenere del Vesuvio

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Federica Coi
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Massimiliano Cesari
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Letizia Gaeta
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Autore: AA.VV (a cura di Letizia Gaeta, Nicola Cleopazzo, Massimiliano Cesari
Anno: 2022
Codice ISBN: 9788867662678

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