Il teatro popolare tarantino (2 volumi)

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Descrizione breve

Volume primo: (Michele Scialpi, Cataldo Acquaviva, Michele De Noto), pp. 302, illustrato

Il più immediato antenato del nostro teatro vernacolo è «U matremonie de Rosa Palanca» di Michele Scialpi. Come il successivo sviluppo del teatro tarantino avrebbe dimostrato, anche per don Michele Scialpi il fondamento è il focolare, a cominciare dal prologo della sua commedia. Ma, oltre che ufficiale e commediografo, il nostro aveva un gusto per le notazioni diaristiche e per le collezioni naturalistiche. È stato giustamente osservato che «si arriva veramente con troppa facilità al lieto fine, in questa commedia». Ma Don Michele Scialpi non aveva una tale esperienza teatrale da saper graduare psicologicamente i personaggi, da creare confliti di temperamenti, da controllare accuratamente gli effetti scenici, nel senso della tecnica teatrale.
Fu Michele De Noto il primo commediografo della Taranto del nostro tempo, proprio lui che cercò di lasciarci nei suoi «Appunti di fonetica sul dialetto di Taranto» (1897) e «Idiotismi e solecismi nel Tarantino) (1901), nelle sue saporose rievocazioni di figure e ambienti, un’immagine storicamente fedele della Taranto di ieri e di ieri l’altro. Prima ancora che come commediografo, De Noto è una figura, un personaggio interessante, un gentiluomo con interessi popolari; amico di tutti i poeti vernacoli; egli che non aveva mai scritto un verso né in lingua né in dialetto. Al vernacolo si avvicinava con rispetto di studioso, di uomo di cultura, con competenza.
Si potrebbe dire che Cataldo Acquaviva, poeta e commediografo anche in lingua, ci abbia dato il meglio nella sua poesia e nel suo teatro dialettale. «’U vere mutive» è anche moderna nella rapidità d’impostazione (due atti), mentre valida teatralmente è anche l’altra commedia, un atto unico, dell’Acquaviva «’A grazie». Ma sarà una novità per i lettori e gli appassionati tarantini il trovare questa raccolta anche una commedia inedita di Cataldo Acquaviva, «’U marchese de Patemische», che io ho rintracciato tra le sue carte e che pure mi sembra molto valida teatralmente. Anche la trama di questa commedia si svolge a Taranto vecchia, con qualche puntata «al borgo».



Volume secondo: (Alfredo Maiorano, Diego Marturano, Corrado Greco, Alfredo L. Petrosillo), pp. 308, illustrato

Questo secondo volume della raccolta di testi del Teatro popolare tarantino contiene commedie di Alfredo Majorano, Diego Marturano, Corrado Greco, Alfredo L. Petrosillo.
Si tratta di una scelta volutamente composita, dal momento che gli autori di cui pubblichiamo ora i lavori, ad eccezione del Greco, hanno scritto numerose altre commedie che, ovviamente troveranno posto nei volumi successivi. Il motivo di questa eterogeneità è quello di dare al lettore attento, allo studioso, ai giovani la possibilità di un raffronto non tanto sulla qualità delle opere, sulla loro teatralità, di cui in questa sede volutamente non si discetta, quanto sulla enorme differenza del dialetto usato, differenza che è addirittura enorme tra quello «classico», diremmo perfetto del Majorano e l’altro, usato, tanto per intenderci nella Taranto nuova, moderna, dialetto che è il risultato di una commistione sempre più evidentre di lingue parlate da gente di provenienze diverse.
Autore: a cura di: Acquaviva Giovanni
Anno: 1976
Codice ISBN: 887786045 6

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